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Barcidi
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mwawBarcidi furono chiamati i componenti di una mwbafamiglia tra le più in vista dell'mwbqaristocrazia dell'antica mwbgCartagine. Grandissima nemica di mwbwRoma, la famiglia si distingue dal soprannome di mwcaAmilcare, detto "Barak" (poi tradotto in "Barca"), ovvero "folgore", "fulmine", per le sue qualità di mwcqcondottiero di mwcgeserciti e di mwcwpolitico decisionista. Secondo un'altra interpretazione il nome di Barca deriverebbe da "Baruk" ovvero "il benedetto" a indicare una particolare protezione da parte degli Dei. "Barca" non è quindi un cognome vero e proprio che, come nell'uso romano, sta ad indicare una famiglia o una mwdamwdqgens. A quanto pare l'uso del termine "Barcide" è stato introdotto dagli studiosi per motivi di uso comune e, forse banalmente, poter evitare ripetizioni a volte mwdgcacofoniche.

Contents

Note

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Origini della famiglia cartaginese

Nell'mwfwEneide, mwgaVirgilio fa provenire la discendenza di Amilcare Barca direttamente da mwgqDidone: la semi-leggendaria fondatrice di Cartagine che si suicidò dopo l'abbandono di mwggEnea promettendo eterno odio ai suoi discendenti (i Romani). Gli storici moderni, viceversa, ritengono che la famiglia fosse di umili origini. Sfortunatamente, a causa della completa distruzione della città da parte delle mwgwlegioni di mwhaScipione Emiliano al termine della mwhqTerza guerra punica le possibilità di risalire alle sue vere origini sono praticamente inesistenti.

I Barcidi disponevano di alcuni possedimenti terrieri in Byzacena, sfruttati da Annibale dopo la mwhwSeconda guerra punicacite-ref-1[1].

Quali che fossero queste origini, nel corso del mwjqIII secolo a.C. i Barcidi si ponevano come una delle famiglie più in vista nell'agone politico e militare cartaginese, i maggiori esponenti del partito anti-romano all'interno dell'mwjgoligarchia della città, i proponenti di una politica di sempre maggiore espansione commerciale e coloniale nel mwjwMar Mediterraneo. Questa politica fu dai Barcidi sviluppata in contrasto con il partito di mwkaAnnone teso alla pace con Roma, allo sviluppo agricolo e all'espansione verso l'interno dell'mwkqAfrica.

Dalla visione politica di Amilcare Barca derivò la sua influente e importante presenza militare nella mwkwSicilia squassata dalla mwlaPrima guerra punica nonché la preparazione, lo scatenarsi e la partecipazione alla mwlqSeconda guerra punica. Base economica della preparazione alla Seconda guerra punica fu la conquista di vasti territori in mwlgSpagna e la fondazione di svariate città. Ricordiamo qui mwlwBarcellona, che già ricalca il soprannome di Amilcare, e mwmaCartagena, che fu fondata con il nome di mwmqKarth Hadash (cioè Carthago Nova) e fu la capitale dell'mwmgimpero mwmwcoloniale Barcide in mwnaSpagna.

Personaggi più famosi della famiglia

I più conosciuti componenti della famiglia sono:

• mwoqmwogAmilcare Barca (? - mwow228 a.C.) Fu uno dei comandanti delle forze di mwpaterra durante la mwpqPrima guerra punica. Da mwpgErice la fortezza punica diresse la difesa di mwpwDrepanum e di mwqaLilibeo e in seguito difese mwqqPalermo. Anche se il suo apporto militare non si rivelò decisivo per la condotta della guerra, Amilcare non fu mai sconfitto. La sua capacità militare lo fece nominare, al posto dello screditato Annone, generale delle forze cartaginesi durante la mwqgguerra dei mercenari che si sviluppò nei tre anni successivi al termine della guerra con Roma e che portò a termine con successo.

Propugnatore della ripresa delle ostilità con Roma e messo in minoranza all'interno del "senato" cartaginese, Amilcare con un esercito di mercenari e qualche volontario partì per la Spagna accompagnato dal genero mwraAsdrubale (Maior) e dai figli mwrqAnnibale e mwrgAsdrubale (Barca) ancora bambini. La campagna, durata anni fu estremamente redditizia per Amilcare e per Cartagine e gettò le basi economiche per la successiva invasione dell'Italia da parte di Annibale.

Amilcare non riuscì a portare veramente a termine la sua impresa poiché annegò, nel mwsa228 a.C., attraversando un mwsqfiume durante la ritirata al termine di una battaglia sfortunata. Alla guida delle forze Cartaginesi gli successe il genero, Asdrubale.

• mwtamwtqAsdrubale Maior (?-mwtg221 a.C.), Il genero di Amilcare seguì il suocero nella campagna contro i governanti di Cartagine alla fine della Prima guerra punica e nella successiva campagna per la conquista della Spagna. Alla morte di Amilcare nel 228 a.C. gli succedette nella conduzione delle forze cartaginesi ebbe un grande successo nell'estendere i territori controllati dai punici e nel consolidare le acquisizioni di Amilcare.

Fu il fondatore di Cartagine Nova, la capitale della appena conquistata provincia. Sempre Asdrubale riuscì a strappare a Roma, impegnata con i mwuaGalli della mwuqPianura Padana e, conseguentemente della mwugProvenza, il trattato che stabiliva nell'mwuwEbro il confine fra le sfere di influenza romana e cartaginese in terra iberica. Questa definizione del confine, che poneva in territorio cartaginese la città di mwvaSagunto alleata a Roma, diede ad Annibale la possibilità di scatenare la Seconda guerra punica.

Asdrubale morì nel 221 a.C. per mano di un mwvgCelta a causa di una controversia per una donna. Ma furono registrate voci che indicavano come mandante Annibale, il figlio maggiore di Amilcare, adorato dalle truppe e desideroso di iniziare la campagna contro Roma.

• mwxqmwxgAnnibale (mwxw247 a.C. - mwya182 a.C.) (il nome significa mwyqDono di Baal). Figlio maggiore di Amilcare, prese il comando delle forze cartaginesi in Spagna alla morte di Adrubale maior. Famosissimo per i suoi risultati nella Seconda guerra punica, da lui stesso scatenata. Famosissimo per la traversata delle mwygAlpi e per le tremende sconfitte che da lui subirono le legioni di Roma nelle prime battaglie: mwywbattaglia della Trebbia (mwza218 a.C.), mwzqbattaglia del lago Trasimeno (mwzg217 a.C.), mwzwbattaglia di Canne (mwaa216 a.C.) e in molteplici scontri minori. L'attacco di mwaqPublio Cornelio Scipione a Cartagine costrinse Annibale al ritorno in Africa nel mwag204 a.C. dove avvenne la mwawbattaglia di Zama nel mwba202 a.C. che segnò la fine della Seconda guerra punica.

Dopo la fine della guerra, Annibale guidò Cartagine per parecchi anni cercando di ripararne le devastazioni, fino a quando i Romani non lo forzarono all'esilio nel mwbg195 a.C. Annibale si rifugiò quindi dal re Seleucide mwbwAntioco III in mwcaSiria dove continuò a propugnare guerre contro Roma. Nel mwcq189 a.C. Antioco III fu sconfitto dai Romani e Annibale dovette ricominciare la fuga, questa volta presso il re mwcgPrusia I in mwcwBitinia. Quando i Romani chiesero a Prusia la sua consegna, Annibale preferì suicidarsi. Era il 182 a.C.

• mwdgmwdwAsdrubale Barca (?-mwea207 a.C.) Secondo figlio di Amilcare, rimase in Spagna per difendere le conquiste cartaginesi dalle ribellioni degli ispanici e dalle forze romane inviate per mantenere quel fronte. Dopo alcuni successi contro i fratelli Publio e Gneo Scipione, Asdrubale dovette cedere alla forza e alla bravura di Publio Cornelio Scipione (poi Africano) che costrinse i cartaginesi ad abbandonare le conquiste spagnole nelle mani dei romani. Asdrubale arrivò in Italia per portare aiuto al fratello Annibale che non riusciva a sferrare l'attacco decisivo a Roma ma, sulle sponde del fiume mweqMetauro venne sconfitto e ucciso. La sua testa, prova della sua morte, fu fatta rotolare nel campo di Annibale.

• mwfamwfqMagone Barca (mwfg243 a.C. - mwfw203 a.C.) terzo figlio di Amilcare partecipò a buona parte delle battaglie in Spagna, compresa quella definitiva di mwgaIlipa che segnò la fine del dominio cartaginese. Partecipò anche alla campagna di Annibale in Italia comandando il decisivo agguato della cavalleria nella mwgqbattaglia della Trebbia, fiancheggiò Annibale nella mwggbattaglia di Canne e partecipò alla redazione del mwgwtrattato fra Annibale e il re Filippo V di Macedonia. Quando il fratello maggiore fu costretto a tornare in Africa, venne inviato a reclutare truppe celtiche nella mwhaGallia Cisalpina. Sconfitto dai romani, ferito e costretto alla fuga, morì in mare durante il ritorno a Cartagine.

• Si dice sia esistito un "quarto figlio" di Amilcare, del quale comunque nulla si conosce. Sempre notizie non controllate affermano che morì in tenera età, forse perfino sacrificato, come ancora accadeva, agli dèi di Cartagine nei momenti di grande difficoltà.

• Probabilmente del tutto inventata la storia del "Figlio di Annibale" che mwiqSilio Italico riporta nel suo poema mwigmwiwPunica scritto verso la fine del mwjaI secolo d.C. Dal verso 760 al verso 829 del Libro IV, Silio Italico narra del tentativo di mwjqAnnone di uccidere il figlio che Annibale aveva avuto da mwjgImilce, la moglie di origine iberica che aveva inviato a Cartagine quando era partito per assalire Roma. Nel poema Annone, grande rivale politico dei Barcidi, cerca di far immolare il bimbo agli dèi, consuetudine punica variamente ammessa o respinta dagli storici ma oggi, sulla base di recenti ritrovamenti nel mwjwTophet di Cartagine, ritenuta reale. Annibale, informato e lasciato decidere (con sommo terrore della madre convinta che il marito sarebbe stato disposto a tutto pur di ottenere la vittoria) permette che il bimbo viva promettendo in cambio molto sangue romano. Pochi giorni dopo, sempre nel poema di Silio Italico, il console Flaminio e le sue legioni saranno sterminati nella mwkabattaglia del lago Trasimeno.

Note

cite-note-11. G. Brizzi, "Annibale" p. 152

Bibliografia

• Polibio, mwmgStorie, Rizzoli, Milano, 2003, ISBN 88-17-10744-1
• Tito Livio, mwnqStoria di Roma dalla sua fondazione, Mondadori, Milano, 2000, ISBN 88-04-39032-8
• Matyszak, P., mwoaThe Enemies of Rome, Thames & Hudson, ISBN 0-500-25124-X

Voci correlate
Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storiaBarcidi, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.